02/05/2013 Musicalmente parlando: elogio del disco. |
Non vorrei, in questa sede, parlare del disco come feticcio (e pure può esserlo, lo so bene!); preferisco piuttosto soffermarmi su due aspetti poco presi in considerazione: qualità e propedeutica all’ascolto. Il vecchio disco stimola l’ascoltatore ad ascoltare. Un fruitore medio, quello che la musica è dappertutto ma ogni album è un fast food, se va bene scarica la musica da iTunes, Google Music o da qualche torrent fidato; se va male, da qualche torrent a caso. Se va peggio, da YouTube. Il fruitore medio è inoltre disabituato all’ascolto: il ritorno al disco potrebbe aiutarlo. Dopo anni passati sui bus accompagnato solo dal mio iPod, sono oggi tornato al mio vegliardo Sony Discman, desueto ma tuttora perfettamente funzionante: solo oggi mi sono accorto davvero di come la nostra sensibilità musicale si stia degradando. La qualità audio di un disco (giusto per non parlare dei vinili registrati in analogico, un paradiso) è incomparabilmente superiore e la differenza, a parità di mezzo d’ascolto (in questo caso le cuffie), è imbarazzante: i dettagli recuperati e la pulizia del suono sono la chiave del totale godimento. Un buon file wave potrebbe essere di compromesso, ma quanti di noi sanno distinguere un wave da un mp3 e, soprattutto, quanti lettori li supportano? La sindrome da iPod è poi la sindrome del fast forward: centinaia di brani a disposizione in simultanea sul nostro piccolo aggeggio ci spingono a premere le infauste freccette di destra. Troppe canzoni in un troppo breve lasso di tempo portano più a sbocconcellare manciate di secondi dell’una e dell’altra, di questa e di quella, senza mangiarne alcuna sino a pulire il piatto. Il disco, con i suoi 40/70 minuti spalmati in 10/15 pezzi, c’impone un ascolto di un numero limitato di singoli brani, ma nella loro totalità; forse, pure ad ascoltarli una seconda volta. Non vi chiedo perciò di rinunciare alla praticità del vostro lettore mp3, ma vi consiglio di tornare di tanto in tanto al caro vecchio disco. Non ve ne pentirete. |
14/08/2012 Gli Who alla cermonia di chiusura di Londra2012 |
17/07/2012 Omaggio a uno dei più grandi: Jon Lord (1941-2012). |
Vi sono momenti, nell'evoluzione della coscienza musicale d'una persona, in cui si rimane a bocca aperta come colti da un'illuminazione. Non succede spesso; la maggior parte della musica che passa attraverso il nostro stereo è musica che apprezziamo, che ascoltiamo volentieri, che amiamo, talvolta.
Ma in rare occasioni riusciamo a trovare nella musica qualcosa che va oltre la musica stessa, oltre le note*; in quelle occasioni a colpirci è un qualcosa di più: la ricerca del suono, l'anima del musicista, il sudore versato nella musica che suona.
Quando ci accorgiamo di vivere uno di questi momenti, sappiamo di avere a che fare con un musicista che è artista per davvero, un musicista che sa distinguersi con un sol tocco allo strumento dalla massa dei suoi simili. Musicisti di questo calibro, spesso cambiano le sorti della storia della musica.
Nella musica leggera è successo a qualcuno. I più noti sono morti giovani e sono entrati nel mito.
Altri hanno continuato a suonare fino a tarda età, sapendosi reinventare sempre, per non essere mai banali.
Uno di questi è morto ieri per un'embolia polmonare, dopo una malattia lunga quasi un anno, dopo 71 anni di vita, molti dei quelli dedicati a regalarci musica: Jon Lord è stato il tastierista più importante della storia del rock.
La mossa che gli ha permesso di entrare nell'olimpo è stata semplice: un giorno ha deciso che il suo Leslie non bastava più ad amplificare il suo organo Hammond; prese in prestito un amplificatore per chitarra al suo compare Ritchie Blacmore e ne usò la distorsione, sfruttando tutto il suono delle valvole sparate al massimo del volume.
Fece scuola, ma fosse solo per questo, forse non saremo qui a ricordarlo con tanta emozione.
Ecco, "emozione" è la parola giusta per definire il tocco di Jon Lord sulla tastiera: emozione, più che suono, più che musica. Jon Lord è riuscito a dare alla musica rock, dalla fine degli anni '60 in poi, un surplus di emozione.
Nei Deep Purple ebbe la gloria e contribuì a farla guadagnare alla band: s'inventò la prima opera sinfonica rock della storia, regalò al mondo brani e assoli mozzafiato (nell'accezione stretta del termine: ancor oggi ascoltiamo le sue parti trattenendo il respiro).
Novello re Mida, ha trasformato in oro ogni tasto sfiorato, ogni nota pensata e suonata. Ha suonato ogni genere, per chiudere la sua discografia con un paio di dischi blues, giusto per tornare alle origini.
...tutto queste parole e ancora ci pare di non essere riusciti a trasmettere un centesimo di quello che vogliamo "spiegare".
E allora finiamo con un consiglio e una parola.
Un consiglio per chi non l'avesse ancora fatto: ascoltate la sua musica, lasciate che cambi il vostro modo di ascoltare e di suonare.
Una parola per lui, anche se non ci può leggere: grazie.
* Beyond the notes è, peraltro, uno splendido album di Jon Lord del 2004. |
30/05/2012 Ancora molte soddisfazioni |
Siamo agli sgoccioli di questa terza stagione di Larsen: mancano davvero pochi appuntamenti alla fine e possiamo già tirare qualche somma.
Da quest'anno abbiamo sperimentato la nuova formula Larsen Live ed è stata un successo più grande di quello che ci aspettavamo; dobbiamo quindi ringraziare i vari Burning Black, TW//Two Women, Blood Red Water, Polloni, Volcano Heat, All in a K e quelli che verranno in futuro.
L'aggiunta di questa nuova offerta e il consolidarsi del nostro format classico ci hanno permesso di alzare sempre più il numero dei nostri ascoltatori, sia durante la messa in onda che in podcast e questo ci rende molto orgogliosi, perché ci ripaga di tanti mesi di lavoro che si sono così dimostrati fruttuosi.
Tutto ciò ci porta ad ostinarci a continuare per la nostra strada, imperterriti.
E allora... rock n' roll! |
28/05/2012 Giovani in festa 2012 a Bassano |
Di seguito il comunicato stampa:
L’evento ad ingresso gratuito è patrocinato dall’assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Bassano del Grappa. E’ il quinto anno che il Comune dei Giovani in collaborazione con molte altre associazioni porta in Prato Santa Caterina un mix di musica e cultura per un momento di confronto e divertimento rivolto ai giovani del bassanese e non.
Giovaninfesta 2012 inizia ufficialmente venerdì 1 giugno 2012 presso l’Hotel Palladio di Bassano del Grappa alle ore 21:00 con una tavola rotonda culturale con la rockband The Sun. Il gruppo musicale si è affermato a livello internazionale condividendo il palco con artisti del calibro dei Nofx e dei Muse, ed è l’evoluzione artistica dei Sun Eats Hour. Nella data del primo di giugno a Bassano parla del percorso non solo musicale, ma soprattutto spirituale che stanno vivendo i componenti della band, guidati dal poliedrico Francesco “The president” Lorenzi.
E’ il primo di quattro momenti di confronto culturale, sul tema “Voglio far di me un Uno”, con discussioni sul sano protagonismo giovanile e sulla partecipazione attiva nel proprio territorio.
Giovaninfesta 2012 si sposta quindi in Prato Santa Caterina da giovedì 7 a domenica 10 giugno 2012 con importanti ospiti musicali come The Sun, Soyuz, SuperWanted, Back To Business, Cadillac Fun Drivers, Get On Funk e Queen’s Garden.
Qui sono previsti altri tre “aperitivi culturali” sul tema “Voglio far di me un Uno”, rielaborazione da una frase presa dai diari di don Didimo Mantiero, fondatore del Comune dei Giovani.
Giovedì 7 dalle 18:45 l’aperitivo culturale dal titolo “Sognare si può, anche quando non è permesso - storie di conflitti e violazioni” è con Cooperativa Adelante, Progetto Peer Education.
Venerdì 8 Cantieri Giovani presenta nell’aperitivo culturale un innovativo workshop dal titolo “Realizzazione è partecipazione - perché partecipare è più importante di quanto crediamo”.
Domenica 10 conduce l’aperitivo culturale “Come gli spicchi di un arancio” il Comune dei Giovani, sulle dinamiche dell’educazione nel mondo giovanile e sui 50 anni di storia del Comune dei Giovani, con confronti tra diversi protagonisti del mezzo secolo di associazione, e con la presentazione dell’edizione del “L’Illustre Bassanese” a cura di Gianni Celi sul fondatore don Didimo Mantiero.
In più, ogni sera dalle 18:30 comincia l’happy hour, con aperitivi colorati.
Altre iniziative di rilievo per questa Giovaninfesta sono il Gif Soccer, il Gif Paintball e il quadrangolare di calcio per pulcini:
Il Gif Soccer è un torneo di calcio a 5 su erba della durata di 12 ore: si parte sabato 9 giugno alle 8:00 e si finisce alle 20:00 con le premiazioni. La prima edizione del torneo nel 2011 era stata annullata per maltempo.
Gif Paintball è un’iniziativa in collaborazione con l’ASD San Martino che vede in Prato Santa Caterina da giovedì a domenica un’arena gonfiabile per praticare lo sport paintball: muniti di appositi strumenti chiamati “marcatori” i paintballers simulano una battaglia a forza di palline di vernice. Può partecipare chiunque e in tutta sicurezza: l’associazione mette a disposizione tutte le protezioni, le palline sono biodegradabili e la vernice perfettamente lavabile.
Il Quadrangolare per pulcini è un mini-torneo di calcio che vede protagonisti domenica 10 dalle ore 9:00 i pulcini dell’Angarano Azzurra, del Bassano Virtus, del Football Valbrenta e dell’A.s.d. Santa Croce.
Per ulteriori informazioni riguardo tutte le iniziative:
sito - www.giovaninfesta.com
Responsabile generale dell’evento: Michela Meneghetti 3472267557
Responsabile cultura: Nicolò Bertoncello 3475277295
Responsabile concerti: Riccardo Maso 3409359079
Responsabile comunicazione: Giovanni Battaglia 3463159739
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26/05/2012 Slash, Apocalyptic love: una piccola recensione. |
Diciamocelo, le ultime fatiche discografiche di Slash non sono mai state all'altezza della fama conquistatasi con i Guns n' Roses. Da lui non ci aspettavamo granché e col suo ultimo lavoro solista (Apocalyptic love, uscito qualche giorno fa) purtroppo non è riuscito a sorprenderci in positivo.
Dalla sua ormai consolidata collaborazione con l'ottimo Myles Kennedy non esce un lavoro che si farà ricordare: la produzione è ottima, i riff granitici non mancano, ma c'è poco altro. Tutti i brani sono orecchiabili, ma nessuno lascia il segno; le strofe cantate spesso fanno ben sperare, ma i ritornelli sono tutti falliti; il suono della chitarra è quello che il mondo intero conosce, ma non si riconosce il quid che ha contraddistinto la carriera del musicista con la tuba, specialmente nei suoi primi anni.
La voce di Kennedy sembra essere quella giusta nel posto sbagliato: un cantante con le sue caratteristiche sarebbe stato più adatto a un tipo di rock diverso da quello proposto in Apocalyptic love, che è sostanzialmente una minestra riscaldata che farà contento lo zoccolo duro dei rockettari figli o nipoti degli anni '80, i quali piazzeranno il cd nell'autoradio e ci viaggeranno contenti per qualche settimana. A tutti gli altri l'augurio che il binomio Slash/Myles porti in futuro a qualcosa di più maturo, magari a una prova in acustico (dimensione in cui entrambi possono dare il loro meglio senza sforzi eccessivi), magari a un passo in avanti verso un'evoluzione artistica che al momento non sembra essere nelle corde del riccioluto chitarrista, ma che sembra necessaria a far sì che non diventi definitivamente la brutta copia di sé stesso (ascoltare One last thrill per credere: al minuto 1.13 inizia il riff di Paradise city...).
Per il momento, ci dobbiamo accontentare di un disco qualsiasi, che potrebbe esser stato scritto da una band qualsiasi in un momento qualsiasi degli ultimi 25 anni. |
25/05/2012 Nuovo disco degli Aerosmith in arrivo |
Lo annuncia Joe Perry dal suo Twitter ufficiale: le registrazioni sono finite, devono solo decidere cosa finirà nell'album (che dovrebbe chiamarsi "Music from another dimension") e cosa verrà scartato. Data d'uscita prevista, 28 agosto.
Ma cosa ci dobbiamo aspettare da un nuovo disco degli Aerosmith?
L'ultimo "vero" album della band dei toxic twins Tyler & Perry è stato Just Push Play, anno del signore 2001: ben undici anni fa. Un disco rimasto a metà tra la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e la necessità di rimanere legati al lentone "alla Aerosmith" che ha caratterizzato la carriera del gruppo dagli anni '80, con l'apotesi melensissima raggiunta nel 1998 con I don't want to miss a thing (tanto da farla inserire "postuma" all'interno della riedizione di Nine Lives, uscito l'anno prima).
Dopo Just push play, dicevamo, una costellazione di tralasciabili raccolte, con qualche tralasciabile inedito (vd. Girls of summer, di cui vale la pena ricordare solo il finale del video in cui Tyler viene pescato da una lenza che sbuca dal mare) e qualche tralasciabile episodio solista (vd. Just feel better di Tyler feat. Santana, di cui vale la pena ricordare solo il tamarrissimo cappotto di pelle che il cantante sfoggia nel clip).
La simpatica parentesi di Honkin' on bobo, un disco di cover in cui i cinque di Boston tentano di recuperare le loro radici blues, è più che altro un divertissement e poco ci può dire sullo stato di salute compositiva dei nostri, tanto più che anch'esso è ormai vecchio di otto anni.
In questi giorni è stato però presentato in anteprima il singolo Legendary child, che del nuovo album dovrebbe far parte. L'inizio è molto "summer style" e questo non fa ben sperare, ma nelle strofe il brano si rialza e torna a essere molto Get a grip. Forse pure troppo; in alcuni tratti ricorda Eat the rich e, per quanto ci piaccia quel pezzo, preferiremmo sempre ascoltare qualcosa di nuovo.
Si fa notare molto la voce di Tyler, che sembra essere davvero marcissima: ancora non abbiamo deciso se è un bene oppure un male.
Il pezzo in sé, comunque, funziona: voto sei di stima, sperando ci riservino qualche sorpresa. |
Un lungo e tortuoso viaggio all’interno delle dedalee distorsioni del rock, un’analisi approfondita, album per album, per (ri)scoprire sonorità vecchie e nuove, gruppi sottovalutati, curiosità o, semplicemente, riascoltare i grandi classici.
Quando: ogni martedì alle 21:00.
Al microfono: Nicolò.
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