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Monteverdi, Lamento d’Arianna

Monteverdi, Lamento d’Arianna

450 e non sentirli, si direbbe da queste parti. Ed è proprio per celebrare il 450° compleanno di Claudio Monteverdi, il più fondamentale tra i compositori italiani, che RCF Classica propone una serie speciale dedicata ai suoi tre ultimi libri di madrigali, che contengono pagine che sanno parlarci direttamente. Iniziamo a esplorare il Sesto (scritto nell’anno in cui Monteverdi prese servizio a Venezia) che principia con il celebre, struggente Lamento d’Arianna. Per saperne di più sul mito di Arianna e sulle sue numerose trasposizioni artistiche, consigliamo l’ascolto di questa puntata di Paradoxa, incontri di poesia, musica e arte.
Buon ascolto!

 

Origini e fortuna del Lamento

Il Lamento d’Arianna era, originariamente, un’aria per voce solista accompagnata dal basso continuo inserita nell’opera Arianna (1608), disgraziatamente non pervenutaci. L’aria dovette suscitare un effetto e una commozione tali da risultare difficilmente comprensibili per l’ascoltatore moderno: Monteverdi fu il primo, grande maestro delle passioni, degli affetti, dell’emotività espressa in musica con l’intento di andare a solleticare proprio quelle corde che scatenano qualche cosa dentro, che strappano il brivido e la lacrimuccia. Grazie alla sua popolarità, il Lamento d’Arianna sopravvisse come “numero singolo” in svariate copie, anche pirata, fino a che un patrizio veneziano – di cui non ci è dato di sapere il nome – commissionò a Monteverdi, che nel 1614 prendeva posto come Maestro di Cappella in San Marco, una riscrittura del brano in veste di madrigale. Tale rimase il successo dell’aria, nella sua prima versione monodica e nella sua revisione madrigalistica, da portare il compositore a farne una parodia sacra monodica su testo latino: il Pianto della Madonna, inserito nella Selva Morale e Spirituale.

Forma e caratteristiche del Lamento

Si tratta di un breve ciclo di quattro madrigali, genere letterario-musicale assai libero, imperante del Cinquecento sino a tutta la prima metà del Seicento, che Monteverdi contribuì a rivoluzionare dall’interno e in maniera radicale. Il madrigale prevede una grande attenzione al testo, che la musica ha il compito non semplicemente di adornare e sensualizzare, ma anche di commentare, nonché di portarne in luce relazioni di senso che non possono passare attraverso la lingua. Musica e poesia non stanno dunque in un rapporto gerarchico: nessuna delle due è subalterna all’altra, ma sono sorelle che giocano un ruolo affatto paritario nella creazione dell’oggetto artistico che è il madrigale. Monteverdi infatti parte dal testo di Rinuccini (protagonista della fase aurorale di quello che oggi chiamiamo melodrammaopera) e lo intona nell’assoluto rispetto della metrica poetica fatta di una libera alternanza di endecasillabi e settenari, conferendovi – grazie all’armonia e a una ritmica per il tempo a dir poco ardite –linfa vitale e verità emotiva. Monteverdi gioca sulla declamazione del testo spazializzata attraverso le cinque voci, che si fanno portatrici di armonie estremamente tese, talvolta tanto ardite da poter essere considerate cacofoniche persino alle nostre orecchie, ma che sempre trovano una risoluzione e un allentamento della tensione sovrumana che creano. La concitazione raggiunge nel Lamento episodi di frenesia palpitante, il languore di Arianna abbandonata momenti di delicatissima poesia. Un ascolto, dunque, che può essere rivelatore anche dopo quattrocento anni, poiché si rivolge alla parte più interiore e istintiva del genere umano, che i secoli, nonostante i cambiamenti linguistici e stilistici, non hanno saputo modificare.

Contenuti, voce, regia di Mauro Masiero per RCF Classica.

Mauro

febbraio 15th, 2017

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