Radio Ca’ Foscari Classica

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16/11/2016 Frederic Rzewski, The People United Will Never Be DefeatedAscolta
02/11/2016 César Franck, delizia e tormentoAscolta
19/10/2016 Gesualdo da VenosaAscolta
01/06/2016 Schumann, concerto per violoncelloAscolta
25/05/2016 Mussorgsky: Quadri di un’esposizioneAscolta
19/05/2016 Benjamin Godard, “Sonate Fantastique”Ascolta
11/05/2016 Canto del DestinoAscolta
04/05/2016 Fenomenologia di Giovanni AlleviAscolta
28/04/2016 Beethoven, 3° Quartetto RasumovskyAscolta
22/04/2016 Beethoven, 2° Quartetto RasumovskyAscolta
10/04/2016 Beethoven, Quartetto Rasumovsky op. 59 n. 1Ascolta
09/03/2016 ACHTUNG BRUCKNER! (Istruzioni per l’uso)Ascolta
17/02/2016 Mozart nell’Olimpo (K. 488)Ascolta
10/02/2016 Vaughan-Williams, Tallis FantasiaAscolta
03/02/2016 Dvořák e lo strumento parlanteAscolta
27/01/2016 Dvořák e il western prima del cinemaAscolta
23/12/2015 Quattro Ultimi CantiAscolta
16/12/2015 ‘Aridatece Brahms! (Violinkonzert, pt. 2)Ascolta
09/12/2015 ‘Aridatece Brahms! (Violinkonzert, pt. 1)Ascolta
11/11/2015 BaRockAscolta
28/10/2015 Vi racconto Il Flauto Magico (Atto II, pt. 2)Ascolta
21/10/2015 Vi racconto Il Flauto Magico (atto II, pt. 1)Ascolta
14/10/2015 Vi racconto Il Flauto Magico (atto I, pt. 2)Ascolta
07/10/2015 Vi racconto Il Flauto Magico (atto I, pt. 1)Ascolta
30/09/2015 Vi racconto Il Flauto Magico, OuvertureAscolta
16/09/2015 Bach dà i numeri (parte III)Ascolta
09/09/2015 Bach dà i numeri (parte II)Ascolta
02/09/2015 Bach dà i numeri (parte I)Ascolta
29/07/2015 Monteverdi: il “Vespro” e l’alba della musica nuova (parte 2)Ascolta
22/07/2015 Monteverdi: il “Vespro” e l’alba della musica nuova (parte1)Ascolta
15/07/2015 Giusto un po’ di GoetheAscolta
08/07/2015 Quattro salti con RespighiAscolta
01/07/2015 Non solo BoleroAscolta
17/06/2015 “Rendering”: un caso di restauro musicaleAscolta
10/06/2015 Fenice estate a tutti!Ascolta
03/06/2015 Viaggio nel tempo in quattro passacaglieAscolta
27/05/2015 AbracadaBrahmsAscolta
20/05/2015 Mi stravinskijano le orecchieAscolta
13/05/2015 Mozart: da un calcio in c… alla Sinfonia HaffnerAscolta
21/11/2013 RCF Classica – Concerti BrandeburghesiAscolta
07/11/2013 RCF Classica, edizione n. 5, puntata n.3, La TrombaAscolta
24/10/2013 RCF Classica, puntata n. 2Ascolta
10/10/2013 RCF Classica, edizione n. 5, puntata n. 1Ascolta
22/08/2013 Classica RCF Estate, puntata n.4Ascolta
25/07/2013 Classica RCF Estate, n. 2Ascolta
11/07/2013 Classica RCF Estate: puntata n. 1, edizione n. 2Ascolta
27/06/2013 Puntata n. 11: Il fagotto.Ascolta
13/06/2013 RCF Classica, puntata n. 10. L’oboe.Ascolta
23/05/2013 RCF Classica, puntata n. 9 – il clarinettoAscolta
09/05/2013 RCF Classica – Il FlautoAscolta
25/04/2013 Il Clavicembalo – parte 2Ascolta
28/03/2013 Puntata n. 6 – Il clavicembalo (prima parte)Ascolta
21/03/2013 Puntata n.5: Violoncello e contrabbassoAscolta
07/03/2013 RCF Classica, puntata n. 4: la viola.Ascolta
14/02/2013 RCF Classica, puntata n. 3Ascolta
31/01/2013 RCF Classica – Strumenti ad arcoAscolta
10/01/2013 RCF Classica – Carmina BuranaAscolta

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16/11/2016

Frederic Rzewski, The People United Will Never Be Defeated

È il settembre del 1973 quando Augusto Pinochet, con un colpo di stato, instaura la sua dittatura militare in Cile. Due anni dopo, nel settembre del 1975, Frederic Rzewski termina la composizione di The People United Will Never Be Defeated, ciclo di 36 variazioni per pianoforte solo sul grande canto di lotta portato alla celebrità dagli Inti Illimani. [spreaker type=player resource="episode_id=9888426" width="100%" height="200px" theme="light" playlist="false" playlist-continuous="false" autoplay="false" live-autoplay="false" ]

Rzewski: La musica in strada e la musica in salotto

[caption id="attachment_29625" align="alignright" width="198"]rzewski Frederic Rzewski[/caption] La prima riflessione che suscita una simile musica è sul ruolo della musica "colta": il rischio è sempre di confinarla nel salotto buono, in un'aura di lontananza reverenziale. L'occuparsi di "cose belle" però può non essere (e per chi scrive non deve essere) un rifugiarsi nella torre d'avorio, bensì un modo per suscitare riflessioni, per risvegliare coscienze, addirittura di istillare il desiderio di cambiamento, di far intravvedere un ideale possibile. Rzewski fa anche questo, prendendo il poderoso canto di Sergio Ortega e lo porta, quasi con un sonoro sberleffo, sullo strumento borghese per eccellenza, lo strumento del salotto e della casa per bene: il pianoforte. Sulla falsa riga del grande ciclo beethoveniano delle Variazioni Diabelli, Rzewski costruisce sei serie di sei variazioni, mettendo in campo un'incredibile varietà stilistica: sembra quasi che ripercorra la storia della tecnica pianistica giocando sulle più disparate risorse tecniche: vi si trovano le avanguardie di quel tempo: puntinismo, spettralismo, minimalismo, serialismo, vi si trovano virtuosismo tardo-romantico, contrappunto baroccheggiante, scaleno realismo socialista. Una musica che, oltre a spunti per pensare alla funzione dell'arte nella vita quotidiana, può fornire anche idee per chi si avvicini alla composizione o in generale al mondo della musica: perché farlo? L'attualità, la politica, la storia recente, che ben di rado trovano posto nei programmi scolastici, possono essere espresse e sviscerate nell'arte musicale, strumentale o vocale. Contenuti, voce, regia di Mauro Masiero per RCF Classica.
02/11/2016

César Franck, delizia e tormento

Ci sono alcune melodie belle a tal punto da farci rimanere sbigottiti, increduli. Talmente belle da muovere emozioni recondite, addirittura da suscitare sospetto nelle menti più inclini al dubbio - sospetto di scadere nel kitsch, nel piacione, nello smielato. Ebbene non è così: la musica di César Franck è vera, genuina, profonda, necessaria; occorre accettare la sua tormentosa delizia, avvicinarvisi con cautela, per poi imparare, finalmente, ad amarla e a crogiolarvisi. Scommetto che in questa puntata succederà almeno tre volte.

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César Franck... chi?!

Il nome di César Franck è, forse, principalmente associato al suo Panis Angelicus, brano che funesta ciascun matrimonio e rallegra ciascun funerale che si rispetti. Niente del genere compare in questa puntata. Si tratta di una selezione personale di brani che trovo particolarmente belli e che meritano senza dubbio di essere conosciuti.

[caption id="attachment_29317" align="alignright" width="300"]jean-guillou-300x201 Jean Guillou durante un festino di Halloween[/caption]

Franck non fu un compositore prolifico, né ebbe una vita particolarmente interessante. Fu un prodigioso organista nell'apogeo dell'arte organaria francese con Aristide Cavaillé-Coll; ascolteremo un brano esemplificativo di questo stile organistico, la Pièce Héroïque in Si minore, e delle sbalorditive capacità sonore dell'organo francese, grazie alla superba ricerca sonora di Jean Guillou, storico organista titolare nella chiesa parigina di Saint Eustache. Prima di questo ascolteremo un altro brano organistico, il Prélude, Fugue et Variations, nella splendida trascrizione per pianoforte di Harold Bauer, che – per chi scrive – ha un'efficacia maggiore al pianoforte che all'organo. Troppo spesso viene conferita una patina di devozione melensa e ingenua. Ecco la prima delle tre melodie indimenticabili che compariranno in questa puntata: troppo bella per essere vera. E invece. Seguirà l'ascolto integrale e guidato del monumentale Prélude, Chorale et Fugue, brano di grandissima complessità formale, armonica e tecnica. Una delle peculiarità più vistose di questo brano di difficoltà trascendentale è la forma ciclica: il materiale musicale viene rielaborato in maniera intensa e radicale, gli elementi vengono trasformati, sovrapposti e combinati. Il moto ondivago del preludio scivola nella severità del corale, che rivela la seconda delle melodie indimenticabili, un vero fiore raro che sboccia all'interno del corale, che si combina poi con il geometrico e spezzato tema della fuga. In chiusura, uno dei brani più riusciti di Franck, e di tutta la letteratura (sterminata) per quest'organico: la sonata per violino e pianoforte. Anch'essa in forma ciclica, è una grande, complessa sonata in quattro movimenti, di cui ascolteremo l'ultimo.

Contenuti, voce, regia di Mauro Masiero

04/05/2016

Fenomenologia di Giovanni Allevi

Rispondendo alla sfida degli amici di Cinepattume, quei figli di buona donna di Marvi e Dario, ecco dunque una puntata dedicata a Giovanni Allevi. Come preannuncia il titolo, non vogliamo fare gratuito smontaggio e partire a bomba a demolire questa figura, ma tentare di capire chi sia, che cosa faccia da dove nasca il suo successo. Inevitabile l'opinione di chi scrive e cura il programma, che però arriverà dopo una riflessione che tocca vari punti: che cos'è la "musica classica"? E quella contemporanea? Cosa significa ascoltare? Chi è e che cosa fa Allevi? Puntata imperdonabilmente chiacchierosa; abbiate pazienza. Buon ascolto da Mauro per RCF Classica.

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Facciamo che ci capiamo

[caption id="attachment_27290" align="alignright" width="284"]allevi cuori Giovanni Allevi. Sì. Ha dei cuori sulla maglietta.[/caption]

Tantissimo è già stato scritto sull'affaire Allevi, quindi non entro nel merito delle critiche. Qui potrete trovare il famoso articolo-invettiva di Salvatore Accardo e qui la replica di Allevi. Si lascia al lettore e all'ascoltatore ogni giudizio in merito alla questione. Quel che mi preme portare alla luce è, invece, il fraintendimento su che cosa sia (e soprattutto su cosa non sia) la "musica classica". Nel corso della puntata ascoltiamo qualche minuto di intervista che Allevi ha rilasciato a RDS e stupisce ascoltare la superficialità con la quale viene considerata la "musica classica". Ma andiamo con ordine.

Si tende a usare in maniera impropria l'etichetta "musica classica": propriamente si riferirebbe solo alla produzione musicale degli autori compresi tra l'op. 33 di Haydn sino alla morte di Schubert, coprendo un arco temporale di circa 70 anni, sempre considerando la fallacia delle etichette in quanto tali. Il primo fraintendimento lo accettiamo a denti stretti: quello cioè di comprendere con "musica classica" ogni tipo di musica colta che vada dal Barocco al primo Novecento, a patto di usare le dovute virgolette e di essere consapevoli che si usa un'etichetta dichiaratamente errata, insensata e contraddittoria. Per questo preferiamo usare "musica colta" o "musica d'arte" oppure, seguendo la suggestione di Quirino Principe in questa intervista, "musica forte".

Anche l'etichetta "musica contemporanea" sta subendo la stessa sorte: la tendenza è quella, nuovamente paradossale, di appiccicare tale etichetta a qualsiasi avanguardia del Novecento, da Schönberg ai compositori d'oggi. Riteniamo che "contemporaneo" abbia esclusivamente un'accezione temporale e non estetica, ergo significhi semplicemente "che vive e lavora oggi", che faccia musica colta, pop, jazz, rock o altro. Le altre sono avanguardie, alcune delle quali già ampiamente storicizzate: dodecafonia, serialismo, spettralismo e molte altre.

Due torti non fanno una ragione, semmai un doppio torto, ed è per questo che la definizione "musica classica contemporanea" scatena in chi scrive reazioni varie e contrastanti che vanno dal riso alla furia. Il discorso è semplice: un compositore oggi può scrivere usando gli utensili formali di un suo collega del tardo Settecento (la Forma Sonata, il Minuetto eccetera), ma questo di certo non rende la sua musica "classica". Ebbene Allevi conia questo capolavoro di contraddizione, se ne vanta e lo annunzia al mondo con toni messianici; come scrive Accardo, molto probabilmente non è l'unico responsabile di ciò che dice.

[caption id="attachment_27291" align="alignleft" width="274"]allevi tasti Giovanni allevi. Vista la collocazione dei tasti, non vogliamo immaginare dove si trovi la coda del pianoforte.[/caption]

La musica di Allevi è, per forza di cose, contemporanea: è scritta ai nostri giorni da un autore vivente. Il materiale con cui Allevi riempie le forme ereditate da passato (e non mi lancio in questa sede nella discussione sulla natura formale della Sonata, cosa che porterebbe lontano) è preso, per sua dichiarazione, dal pop, dal rock e dal prog. Quello di riempire un contenitore formale con materiale sonoro dei propri tempi non è certo una novità che inventa Allevi, e gli esempi si sprecherebbero; uno su tutti: Alban Berg scrive una passacaglia (forma barocca) dodecafonica (avanguardia d'inizio Novecento).

Allevi non scrive sempre e solo musica brutta: si fa ascoltare, riuscendo, talvolta, anche piacevole e accattivante. Basandosi su armonie convenzionali e facilmente apprezzabili, non disturba, anzi, diletta l’orecchio. Ciò che fa di questa musica un pericolo, sabbia negli ingranaggi della cultura, è il suo inserimento forzoso nell’alveo della musica d’arte. La causa di questo è evidente: Allevi scrive in un periodo di totale diseducazione musicale, in cui le persone hanno perso la capacità di ascoltare e di concentrarsi sulla musica e va perdendo la memoria e l'esigenza di certi giochi musicali. L'orecchio contemporaneo è abituato a sentire ogni cosa e si è atrofizzato. Allevi va a riempire questo vuoto con una musica semplice, basata su scambi armonici intuitivi e basilari. Si veda, per esempio, qui.

Giovanni Allevi non compone musica d’arte, bensì essenzialmente musica leggera e pop; quando va bene si può parlare di Minimalismo. Che cosa fa della musica di Allevi musica pop? Il fatto che sia, come prima cosa, orecchiabile e semplice, il che porta inevitabilmente con sè certa superficialità, ripetitività, vacuità. Il Minimalismo ha goduto, e gode, di una sua dignità storica, motivata dal periodo, dalla reazione ad altre avanguardie, da un’estetica ben precisa e, soprattutto, nessun minimalista si è mai permesso di definirsi un novello Mozart, né di sproloquiare su Beethoven: si tratta di compositori dignitosi che perseguono una linea estetica coerente e consapevole, derivata da una ricerca e, spesso, da una reazione a esperienze precedenti (vedi il caso di Arvo Pärt). Anche il pop è “dignitoso”. Non mi sfiora lontanamente l’idea di denigrare la musica pop in questa sede. Non posso dire di esserne un ammiratore, ma ciascuno è libero di scegliere che cosa ascoltare e che cosa amare. Più che dignitoso storicamente ed esteticamente e, a mio avviso, ben più profondo, è il rock: un pezzo dei Led Zeppelin è ben più piena di sincerità, verità e profondità di un brano di Allevi, di Mengoni o della media delle canzoncine pop. 

Parafrasando Umberto Eco, cui si rifà il titolo e in parte l'impianto di questa piccola fenomenologia, l’ascoltatore più circuito dai mass-media è, in fondo, il più rispettato: non gli si chiede mai di ascoltare ciò che non ha mai sentito o come non ha mai ascoltato; In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. È questa una delle tendenze del mercato musicale e della musica commerciale, di cui fa parte a pieno titolo, inserendovisi da campione indiscusso, la musica di Giovanni Allevi.

09/03/2016

ACHTUNG BRUCKNER! (Istruzioni per l’uso)

Come affrontare l’ascolto di un tale macigno musicale come quella figura controversa di compositore che fu Anton Bruckner? La psiche difficile e sfaccettata di un uomo piccolo con un’enormità di musica dentro di sé ha prodotto, sul finire dell’Ottocento, nove sinfonie ipertrofiche, gonfie, ostiche, all’apparenza impenetrabili e – secondo la vulgata – indegne d’essere augurate al proprio peggior nemico. Ma sarà davvero così? Tentiamo sfondare questo muro sonoro apparentemente invalicabile servendoci di uno dei suoi capolavori sinfonici: la Settima Sinfonia. [spreaker type=standard width=100% autoplay=true episode_id=8899116]

Anton Bruckner. Chi...?!

[caption id="attachment_26023" align="alignright" width="224"]Bruckner anziano al pianoforte Bruckner era deriso per la sua abitudine di portare pantaloni larghi e fuori moda per poter suonare più agilmente l'organo.[/caption] Anton Bruckner, austriaco. Come Haydn, come Mozart, come Schubert; viennese d'adozione come i Tre appena nominati, seguiti da Beethoven e Brahms, Mahler, Schönberg... fermiamoci. Nato nel 1824, non si avvicina che in età avanzata allo studio sistematico della musica. Conduce un'esistenza umile, dimessa, così come sarà il suo carattere: introverso, impacciato, ingenuo, fatica ad affrontare il mondo, a trovare il suo posto nella società. Incline alle infatuazioni, non riesce a prender moglie; riversa tutto se stesso nella musica. Organista eccellente, acclamato a livello internazionale, ha un repertorio limitato ma è dotato di una sbalorditiva abilità d'improvvisazione. La sua attività di organista è lo specchio in piccolo della sua attività di compositore: uomo decisamente poco colto, di scarsissime letture, è un vero genio naïf in senso schilleriano, l'artista che crea secondo quel che sente, condotto da un genio istintivo, ora ludico, ora introspettivo, autentico, non costruito. Impressionante la linea di continuità con Schubert: allievo a Vienna di Simon Sechter, cui Schubert si rivolse l'anno prima di morire per prendere lezioni di contrappunto e con Schubert i parallelismi sarebbero molti. L'Austria ispira anche a Bruckner un genuino gusto al gioco e al godimento della musica: vero Hans Wurst, uomo comune, borghese piccolo piccolo, Anton Bruckner trova un'idea e la rimastica in continuazione, la ritorce, ci gioca e la sviscera, esplorandone, nei casi migliori, ogni sfaccettatura, come avverrà nella Settima.

Bruckner tra sinfonismo e culto wagneriano

[caption id="attachment_26024" align="alignleft" width="193"]absswag Wagner e Bruckner[/caption] Stando alle letture convenzionali sugli ultimi decenni dell'Ottocento, il mondo della sinfonia, della Forma, dell'ultima, estrema classicità incarnata da Johannes Brahms collide in maniera totale con la rivoluzione armonica e drammatica di Richard Wagner, due poli a carica identica che si respingono senza possibilità alcuna di avvicinamento. Bruckner è la prova evidente di quando una simile lettura sia parziale e fallace: Brahms e Wagner, i cui universi vennero stigmatizzati e la cui contrapposizione venne fomentata e data in pasto all'ascoltatore della domenica desideroso di fazioni, sono presi ad alfieri di due modi molto diversi di concepire la musica, ma certo non inconciliabili. Nella musica di Bruckner tali posizioni giungono, se non a una sintesi, a una reale convivenza: nell'alveo della Forma Sonata incarnata idealmente da Brahms  Bruckner riesce – reinterpretandola in maniera del tutto personale – ad esprimersi servendosi del linguaggio armonicamente divagante, evocativo e immaginifico di Richard Wagner. Le sue sono sinfonie, quindi musica pura, priva di testo e, nella maggior parte dei casi, priva di programma, ma ricche di evocazioni ed immagini. Siamo nell'epoca dei grandi romanzi e, come l'introspezione e l'indagine psicologica entrano prepotentemente nella Letteratu ra, ecco che penetrano anche nella musica – che ne è già un mezzo privilegiato – a mettere in luce le malattie, le paure, gli spettri, le manie di una personalità problematica come quella di Bruckner. Questo porta a una smisurata dilatazione formale, un'elefantiasi a malapena controllata che lo porta a scrivere sinfonie della durata di oltre un'ora, con sviluppi che vanno a toccare le corde più profonde dell'animo, non necessariamente attenendosi a una logica consequenzialità armonica. Ecco il flusso di coscienza musicale, la divagazione emotiva ed emozionale.

Questione di stile

OrganGuideDue parole sulla scrittura bruckneriana. Il luogo comune prevede l'incasellamento della figura di Bruckner nella figura dell'organista votato alla scrittura orchestrale. Si tratta dell'ennesimo luogo comune appioppato alla figura del compositore da certa pigra e inerte pubblicistica storico-musicale, che contiene tuttavia la sua parte di fondatezza: spesso Bruckner procede a blocchi, a grandi masse sonore che ricordano la divisione delle tastiere di un grande organo, la pasta sonora dei registri, il severo contrappunto barocco che ha nella letteratura organistica la sua manifestazione più profonda. Ma Bruckner sa anche servirsi degli idiomi dei diversi strumenti dell'orchestra, cosa che nella Settima Sinfonia noteremo in maniera evidente. Tipicamente bruckneriano è un altro tipo di procedimento "a terrazze", che nulla ha a che vedere con l'organo, ossia la composizione per blocchi di 2, 4, 8 battute, regolari e, talvolta, stagni, come si potrà notare nel Finale della Settima. Spesso, inoltre, Bruckner tende a accumulare tensione armonica ed emotiva, portarla all'esasperazione, far sperare all'ascoltatore un'esplosione e un momento grandioso, per poi puntualmente deluderlo e concludere nel nulla, su una pausa, su una sospensione o su un tema del tutto estraneo e inaspettato. Bernard Holland parlando di questa caratteristica dello stile bruckneriano, parla con assoluta pertinenza di coito interrotto.

Perché Bruckner?

[caption id="attachment_26037" align="alignleft" width="421"]wagner spogliatoio Potrebbe funzionare anche con Bruckner.[/caption] Che cosa ci può dire la musica di Anton Bruckner, nel 2016? Nulla di più lontano da quanto siamo abituati a sentire e ad ascoltare. Distanza siderale, manco a dirlo, dal mondo del pop (con l'eccezione forse degli Scherzi!), ma distanza altrettanto astrale dalla forma contenuta e immediatamente piacevole di altra musica colta, dal Barocco al Classicismo. Che ce ne facciamo di Anton Bruckner? Prendiamoci un'ora di silenzio. Se ci sediamo a teatro o sprofondiamo in poltrona o ci stendiamo sul letto disconnessi dal mondo per 50, 60 minuti, ad ascoltare una sinfonia di Bruckner, possiamo vivere la rara esperienza di un viaggio interiore, in cui seguire trame melodiche che possono portarci lontano. L'ascolto, quand'è consapevole e attivo, è atto di libertà: nell'enormità del paesaggio sonoro bruckneriano, possiamo scorgere l'immensità dell'oceano così come l'imponenza della montagna, il deserto a perdita d'occhio o l'eterno ghiaccio artico, senza contraddizione alcuna, senza preoccuparci di avere torto o ragione, senza dover rispondere a questa o a quella lettura. Dev'essere un senso di libertà simile a quello che provava Anton Bruckner impacciato e sempliciotto, bonario e un po' bigotto quando, nel silenzio raccolto del suo studio, si trovava di fronte al grande foglio pentagrammato e poteva, con pochi tratti di matita, scatenare sonorità possenti, movimenti convulsi, attimi di intensità e lirismo, frenesia dionisiaca, pace immobile e serena. Contenuti, voce e regia di Mauro Masiero per RCF Classica  
16/12/2015

‘Aridatece Brahms! (Violinkonzert, pt. 2)

[caption id="attachment_25220" align="alignright" width="211"]brahms_jung Ritratto fotografico del giovane Johannes Brahms[/caption]

Ascoltiamo insieme lo splendido concerto per violino op. 77 di Johannes Brahms e tentiamo di seguirlo, di capire che cosa succede, di leggerlo. Un concerto delicato, raffinato, non immediato all’ascolto: concerto quasi anti-romantico nel suo equilibrio neoclassico, privo di tensioni eccessive e laceranti ma non estraneo al pathos e all’intensità, ricco di momenti lirici e contemplativi. Cercheremo di condurvi nello splendido lirismo, musicalmente così denso eppure così delicato, per poi goderci lo scatenato rondò tzigano finale

Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero per RCF Classica Ecco il podcast su SoundCloud, buon ascolto! [soundcloud url="https://api.soundcloud.com/tracks/237845427" params="color=ff5500&auto_play=false&hide_related=false&show_comments=true&show_user=true&show_reposts=false" width="100%" height="166" iframe="true" /]  

Guida all'ascolto dei mov. II e III del Violinkonzert di Johannes Brahms

Il secondo movimento (Adagio) si apre con una pagina esclusivamente dedicata ai fiati, che dipanano linee melodiche compiute, non di mero accompagnamento, in una sapiente e densa scrittura contrappuntistica. Il vero protagonista è l'oboe, che espone la bellissima e ampia melodia iniziale che il solista riprenderà, variandola, solo in un secondo momento. Se l'esposizione del tema è affidata esclusivamente ai fiati, l'entrata del solista segna una prevalenza degli archi, con brevi interventi dialoganti dei fiati. Brahms è pienamente padrone dei mezzi compositivi e dell'orchestra: tratta i timbri e le loro combinazioni con assolute raffinatezza e originalità.

Il terzo movimento è un travolgente rondò alla tzigana, in cui emerge tutta l'affezione di Brahms per la musica popolare e gli sfrenati ritmi gitani e ungheresi, di gran moda nella Vienna dell'epoca. La forma è piuttosto semplice e la possiamo suddividere in sezioni che convenzionalmente indichiamo con le lettere dell’alfabeto: A, B, A', C, B', A'', coda conclusiva. Gli elementi sono altrettanto riconoscibili:

  • A è l'incisivo tema zingaresco esposto immediatamente dal solista, che ritornerà spesso come protagonista e in frammenti come accompagnamento

  • B (57) è una scala ascendente di note puntate (lunga-breve, lunga-breve) in ottava

  • C (120) è caratterizzato da una melodia discendente di crome ed è il più melodico dei tre.

Rispetto al primo movimento, che è sempre la forma più complessa all’interno del concerto per solista ed orchestra e che ha richiesto di guardare più da vicino la struttura formale, il carattere di questo terzo movimento è tanto brillante e vivo che può risultare facilmente accattivante da essere apprezzato in maniera più istintiva e immediata, anche con un ascolto meno consapevole. Interessante tuttavia far notare come, anche qui, elementi piccoli ricompaiano nei punti più disparati e in ruoli sempre diversi.

09/12/2015

‘Aridatece Brahms! (Violinkonzert, pt. 1)

[caption id="attachment_24509" align="alignright" width="197"]joachim Joseph Joachim, coautore e primo interprete dell'op. 77 di Brahms[/caption] Ascoltiamo insieme lo splendido concerto per violino op. 77 di Johannes Brahms e tentiamo di seguirlo, di capire che cosa succede, di leggerlo. Un concerto delicato, raffinato, non immediato all'ascolto: concerto quasi anti-romantico nel suo equilibrio neoclassico, privo di tensioni eccessive e laceranti ma non estraneo al pathos e all'intensità, ricco di momenti lirici e contemplativi. Cercheremo di condurvi tra i tre temi che compongono il primo movimento, di vedere come funziona, di rendere riconoscibili gli elementi "accessori" ai temi, tanto belli e interessanti; insomma, di entrare nel macchinario per vederne gli ingranaggi. Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero per RCF Classica Ecco il podcast su SoundCloud, buon ascolto! [soundcloud url="https://api.soundcloud.com/tracks/236807472" params="color=ff5500&auto_play=false&hide_related=false&show_comments=true&show_user=true&show_reposts=false" width="100%" height="166" iframe="true" /]  

Brahms, Violinkonzert op. 77. Guida all'ascolto del primo movimento

Il concerto è tra le forme musicali più impiegate nella storia della musica occidentale e, al di là delle differenze stilistiche tra epoche e compositori, implica differenti dinamiche di rapporto tra solista e orchestra: lo strumento può dialogare con l'ensemble orchestrale, ma può anche prevaricarlo; può essere protagonista assoluto e ricevere dall'orchestra solo un accompagnamento, o può esservi integrato e/o fornire nuovi elementi che a loro volta generano nuovi e più ricchi significati musicali. Il concerto classico e romantico si articola nella forma sonata, che prevede l'interazione di due temi articolati in tre momenti: esposizione, sviluppo e ripresa. Il tema è un profilo melodico e ritmico con un suo proprio sviluppo e una sua coerenza indipendente. Elementi di elaborazione tematica possono scaturire sia dalle sue caratteristiche melodiche che dal suo “scheletro” ritmico, come si può notare anche in questo concerto brahmsiano.

Il primo movimento è di stampo decisamente neoclassico: non troveremo le grandi e dirompenti passioni dei concerti romantici, né i forti, laceranti contrasti di questi. Gli elementi melodici e ritmici sono minimi, trattati da Brahms con la massima perizia formale. Tutto questo si nota fin da subito con l'incipit del primo tema, un semplice arpeggio che sale e scende proposto da viole, violoncelli, fagotti e corni. È poi l’oboe – che riveste un ruolo di rilievo in tutto il concerto – a far proseguire il discorso musicale. Di questi due elementi si compone il primo tema. Anche il secondo tema è costituito di elementi minimi: la caratteristica più immediatamente riconoscibile (e ricorrente nel corso del primo movimento) è una piccola discesa di tre note vicine, elemento che verrà molto sfruttato e che ho tentato di mettere in evidenza con alcune didascalie. Il terzo tema è decisamente il più lirico e melodico: viene introdotto ex novo, com'era consuetudine, dal solista (batt. 206). Ai temi propriamente detti si affiancano diversi elementi che ricorrono come motivi caratteristici o come elementi di transizione, che ho indicato con le lettere maiuscole A, B, C e D.

  • A è il primo elemento di transizione (batt. 17) ed è costituito da un'ascesa su salti d'ottava.

  • B (batt. 67) è un elemento ondulatorio ascendente di crome, che – più avanti – fungerà più volte da introduzione del terzo tema.

  • C (batt. 78) è un elemento molto ricorrente, posto a conclusione dell'introduzione orchestrale, prima dell'esordio del solista. Si tratta di un incisivo “gesto” puntato (lunga-breve-lunga), secco e marcato, molto riconoscibile anche quando ne compaiono solo frammenti.

  • D (batt. 164) è meno presente, si tratta di un motivo transitorio del solista che propone accordi staccati e marcati, che hanno in comune la nota superiore.

Il primo movimento è il più lungo e complesso dei tre, articolato in rigorosa forma sonata e, come abbiamo brevemente accennato, con una certa economia di mezzi musicali: pochi elementi fondamentali sviluppati (i temi e gli elementi ricorrenti), in un concerto che guarda più ai Classici e a Beethoven che ai Romantici; mentre il ruolo del solista non è mai prevalente, anzi talvolta addirittura subordinato ad altri strumenti (si veda l'inizio del secondo movimento).

 

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Voce, contenuti e regia: Mauro Masiero, da Maggio 2015.
PrecedentementeCristina Gottardi e Stefano Casarin

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